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  Callistrato [ ]
         


Gentile spettatore,
Lo spettacolo è finito.
Questo blog che non esiste
è chiuso.
L'ultima pagina è stata scritta.
Grazie infinite a tutti.
Un profondo inchino
Sipario.


Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto veniva aggiornato con periodicità... ma solo con cazzate. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001


22 novembre 2005

Il film della settimana: LA MARCIA DEI PINGUINI. Ovvero: tutti hanno diritto ad una seconda chance.

Film delle settimane precedenti: Chicken LittlePartnerPerfetto.comThe legend of ZozzoGenesisL'impero dei LapoLa fabbrica di caccaBastardo dentroCinderella Man.Una ragione per scalareI giorni dell'abbandonoDeuceBigalow.Puritano in saldoLa TV dei morti viventiBorgheymanIl mio amico a quattro zampe - Sulle mie palle - La SamaritanaLa maschera di ceroneQuando sei nato non puoi più nasconderti - Inside Gola ProfondaTu devi essere il lupo - Nessun messaggio in segreteriaLe parole crociate - FaccedaCoolLa caduta.Gli ultimi capelli di Silvio




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16 novembre 2005

Bollicine nel cervello.

"Bisogna boicottare la Coca-Cola."

Esponenti di Rifondazione Comunista e PDCI al Comune di Torino, 15/11/05

 




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15 novembre 2005

Commenti incommentabili ("Per aspera ad astra" - parte V)

Un cuore si chiama cuore perchè è un cuore, cioè un organo che ha la forma di un cuore, le funzioni di un cuore e, generalmente, sta dove dovrebbe stare un cuore.
Ecco, direi che in campo scientifico, e più specificatamente medico, è importante che quando il chirurgo, durante un trapianto, dice: “mi passi il cuore”, effettivamente l’assistente gli passi un cuore e non un fegato.
Con due fegati è assicurata una maggiore resistenza alle arrabbiature ma dubito che la circolazione sanguigna non ne risentirebbe.
Insomma: i nomi delle cose hanno un loro perchè. Come direbbe pure Antonio Socci.
Ora, seguo talvolta, con un certo divertimento, possono testimoniarlo gli aloni di umidi sbadigli sulla superficie del mio monitor, il dibattito su cosa sia un blog, cioè quella cosa che ha la forma di blog, le funzioni di blog e che generalmente sta dove dovrebbe stare un blog.
Esistono varie scuole di pensiero; per esempio i “quaccheri blogger”, i quali, non potendo concepire un blog privo di commenti, si interrogano incessantemente nel tentativo di dirimere l’annosa questione se il blog di Luca Sofri sia un vero blog o un falso d’autore.
Su questa questione, se un blog debba essere necessariamente commentabile, anche se non commestibile, non ho niente da aggiungere.
Io, verso i commenti, ho avuto fin dall’inizio un atteggiamento idiosincratico, che non so cosa vuol dire ma mi hanno detto che ci stava bene. 
Voglio essere onesto: verso i commenti al mio blog provo “quasi” indifferenza; la possibilità di commentare i blog altrui invece mi è gradita, eccome. 
Altrimenti non saprei proprio dove andare a depositare le mie sudate perline di saggezza o dove fare lo spurgo dei pozzi neri delle mie incazzature, scaricare il drenaggio biliare, depositare gli scarti di produzione o dove semplicemente appoggiare le gonadi troppo gonfie.
Si lo so, voi direte: “cribbio! Non esiste forse quel precetto evangelico-informatico che dice di “non fare nel blog altrui quello che non volete sia fatto nel blog vostro”?
Pazienza. Vorrà dire che brucerò all’inferno. Mai patito il caldo, io. E anche le punture non le temo.
Qualcuno dei lettori, tra i miei lettori in generale, quelli che puntualmente mi lasciano un commento, quasi sempre un complimento, potrebbe allora offendersi.
Perchè magari pensa che io non apprezzi, anzi, sono sicuro che qualcuno ha anche smesso di lasciare commenti, perchè io quasi mai rispondo, anche con un semplice grazie.
No, davvero, io in verità apprezzo, credetemi, il punto è che mi sento un po’ come l’idraulico infilato sotto il lavandino con il padrone di casa che infila anch’egli la testa sotto il lavandino, perchè gli piace guardare l’artigiano all’opera.
E commenta, man mano che la riparazione procede: “bravo, sì...ecco stringa di più quel tubo... no, no, ancora un giro... uh!... ma la chiave da 18 ce l’ha?... Che bella canapa quella guarnizione... vuole una mano?”
E, forse perchè fin dall’inizio io ho aperto un blog senza sapere cosa fosse un blog, ho pensato che agli applausi non si risponde, anche se si apprezza.
Insomma, a parte qualche altra rara eccezione, pare che io abbia voluto fare un blog al di fuori delle regole del blog. O semplicemente che io abbia deciso che un blog è come un libro, o come un film, si può commentare nel mentre, ma non lo si interrompe.
Francamente non lo so.
Per il momento lo smonto, alla faccia dei quaccheri del blog, che dicono che per essere un blog, un blog deve rispettare certe regole.
E se tutti rispettassero delle regole rigide, invalicabili, per esempio in letteratura, avremmo forse avuto quel capolavoro tra i materiali per l’edilizia che è l’Ulisse di Joyce?
Quindi ho tolto le faccine, i link, le classifiche e adesso... no, i commenti non li tolgo, ma fate finta che io non ci sia.
Nel frattempo aggiungo qui a sinistra un’avvertenza d’uso, quella che avrei dovuto mettere fin dall’inizio. Mi scusino i gentili lettori.
Va bene. Ci siamo. Adesso che il blog è nudo, senza orpelli né piselli... posso dirvi cosa penso del blog in sè. Manca poco. Anzi, di meno.

Questo articolo fa parte di un mio percorso personale di destrutturazione ristrutturante del mio essere blogger, percorso che ha nome: “per aspera ad astra”. Alla fine di tale percorso mi prefiggo lo scopo di ottenere da voi la qualifica di “il più stronzo ma intelligente parolaio a vanvera dopo Giuliano Ferrara”. Altre propedeutiche puntate potrebbero seguire in attesa della madre di tutti i post, la cui data di pubblicazione non è nemmeno lontanamente prevedibile, essendo al momento solo pura materia grigia in putrefazione nella mia scatola cranica, ma di cui posso anticiparvi il titolo: “Il blog, una cagata pazzesca!”

Parte I - Parte II - Parte III - Parte IV




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