.
Annunci online

  Callistrato [ ]
         


Gentile spettatore,
Lo spettacolo è finito.
Questo blog che non esiste
è chiuso.
L'ultima pagina è stata scritta.
Grazie infinite a tutti.
Un profondo inchino
Sipario.


Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto veniva aggiornato con periodicità... ma solo con cazzate. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001


30 novembre 2005

Quarta di copertina.




permalink | inviato da il 30/11/2005 alle 13:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (45) | Versione per la stampa



30 novembre 2005

Il blog, una cagata pazzesca.

Immaginate il futuro.
No, non sto dicendo di immaginare cosa mangerete a cena o di che colore saranno domani i capelli della vostra amata. No. Immaginate un futuro lontano. Molto lontano. Come nei libri di fantascienza o nelle ricette del medico di Berlusconi, il sindaco Scapagnini.
Un futuro in cui vi basterà una supposta all’idrogeno per andare in ufficio senza necessità di altri mezzi di trasporto. Un futuro in cui, mediante un antenna a forma di cetriolo inserita in un orecchio, potrete visualizzare la tv direttamente sulla retina dell’occhio sinistro e sfogliare internet sulla retina dell’occhio destro. Un futuro in cui potrete finalmente andare in pensione alla bella età di 198 anni; ché tanto tutti i pezzi soggetti ad usura vi verranno sostituiti con garanzia per 5 anni anche contro la corrosione. Testicoli compresi.
Ecco. In quel futuro, diciamo 3167, ma potrei sbagliarmi di qualche secolo... forse, e dico forse, ci sarà quella bella cosa che dice l’amico Adinolfo (non è un refuso, io lo chiamo confidenzialmente così, anche se lui non lo sa): la rivoluzione del blog.
Grazie al blog potrete avere la democrazia perfetta, la televisione perfetta, la radio perfetta, il giornale perfetto, il calendario della velina perfetta, un taglio di capelli perfetto e, siccome la perfezione non è di questo mondo, un mondo perfetto. Ma un altro.
Non ho conoscenze abbastanza approfondite né di meccanica quantistica né di carrozzeria qualitativa per dimostrarvi scientificamente che in verità tutto ciò non succederà mai.
Ma sono un ottimista per natura. E allora preferisco dire che queste cose ci saranno... ma voi sarete già tutti morti. Ahi voi!
Per il momento prendo atto che il blog semplicemente non esiste.
Che cos’è un blog?
Provate a leggervi attentamente la pagina introduttiva a questa piattaforma.
Non troverete la risposta.
Vi troverete solo un esempio, assai limitato e del tutto generico, dei possibili contenuti di un blog; non vi spiegano cos’è.
L’unica approssimativa definizione è che “si tratta di siti personali”.
Quindi il blog è un sito personale. Ci arrivavo anche da solo, seppure con un po’ d’affanno.
Il blog è come un qualunque altro sito personale che potreste farvi semplicemente utilizzando uno dei tanti spazi web gratuiti che trovate come sorpresa negli ovetti di cioccolata.
Fare parte di una piattaforma blog, però, rispetto all’utilizzo dei nudi e crudi mega di spazio web gratuito, ha due vantaggi.
Il primo è che non avete necessità di conoscere una sola riga di codice informatico per costruirvi la pagina. Basta, e per alcuni blogger quel “basta” è qualcosa che suona come un “magari!”, che abbiate qualcosa di interessante da dire, lo scriviate e a tutto il resto ci pensa il sig. IlCannocchiale in persona. Alla portata di tutti, no? E infatti si vede il risultato.
Il secondo vantaggio è che entrerete a far parte di una comunità: la blogosfera.
E così avrete garantiti un minimo numero di lettori: gli altri blogger.
Sì, lo so, i blog li leggono anche persone che non sono blogger, ma diciamoci la verità: ci leggiamo tutti, un po’ tutti, tra di noi. Sembriamo scimmie che si spulciano a vicenda.
E così ci ritroviamo ad essere una ridottissima elite, i blogger, che fanno parte di un ridottissimo drappello, gli utenti internet italiani, che a loro volta sono all’ultimo posto, come percentuale, rispetto agli altri paesi europei. Un po’ pochi per fare le rivoluzioni. Credo.
Sì, so anche questo: tutte le rivoluzioni partono da qualche testa calda che convince tutti gli altri ad armarsi e partire. Ma è necessario fare in modo che tutti gli altri sentano. E non vi puzza neanche un po’ che i blog più famosi, faccio un esempio per tutti, quello di Beppe Grillo, sia di proprietà di chi sarebbe comunque famoso pure se non fosse un blogger?
Apro una parentesi. Questa ultima considerazione mi dà anche lo spunto per dare un presuntuoso suggerimento a quei professionisti della parola che sono presenti in questa piattaforma o in altre; intendendo per professionisti tutti quelli che con le parole ci campano, in un modo o nell’altro.
Caccino fuori due euro per farsi un dominio loro. Le piattaforme sono per gli hobbysti. Loro sono fuori posto. Come dei bambinoni di 26 anni che continuano a bella posta a ripetere la prima elementare solo per farsi belli davanti ai compagni perché loro sanno già la tabellina del due.
Quindi il blog, inteso come qualcosa di nuovo e rivoluzionario, non esiste. E’ un sito web. Come gli altri milioni (miliardi? Triliardi? Fantastiliardi?) di siti web.
Posso ben dunque dire che il “Blog”, con la B maiuscola, ma voglio esagerare, tutto maiuscolo, il BLOG, è una cagata pazzesca.
Poi ci sono i blogger. E qui la faccenda è un po’ più complicata.
Dietro a spesso improbabili nick si nascondono delle persone, immagino, reali.
E devo dire che in questi pochi mesi in cui ho fatto il blogger, sono rimasto spesso stupito da come si possano creare stima, ammirazione, amicizia, affetto, adulazione... ma anche repulsione, schifo, nausea, diarrea e vomito... semplicemente partendo da uno scambio di pochi commenti.
Cose che si vedono solo nei reality-show di miglior fattura.
Fin da quando ho aperto il blog Callistrato, momento che, straordinariamente, non ci crederete, coincide con quello in cui ho cominciato a leggere altri blog, ho pensato ad un’immagine che rappresentasse la mia idea di tutto questo, dei blog e dei blogger.
Ci sono arrivato solo ultimamente.
Tutto questo mi ricorda un treno.
Ma non un treno di quelli giapponesi supervelocissimi, dove servono solo sushi, perchè non farebbero in tempo a cucinarvi un uovo fritto, ché siete già arrivati.
No. Un treno straordinariamente lento, di quelli a cremagliera e che non si sa neanche dove porti. Nessuno lo sa.
E’ pieno di gente questo treno. Molte nuove persone salgono; altri, ogni tanto, scendono.
E, proprio come in un treno vero, condividendo uno scompartimento, si finisce, inevitabilmente, per interagire con gli altri occupanti.
Lo scompartimento è a geometria variabile, ma nemmeno tanto.
Si forma casualmente, per lo più. Se ci fate attenzione, provate a prendere un blog a caso, troverete quasi sempre gli stessi commentatori, i quali, scambiandosi le visite tra di loro, finiscono per delimitare lo scomparto.
E non vuoi scambiarle due chiacchiere con quello che ti siede accanto? Giusto per passarsi il tempo? O perchè ha un’aria simpatica? O perchè si è tolto le scarpe e vi ammorba l’aria?
Ecco. Se c’è una cosa di cui mi rammarico un po’ è di essere stato troppo pigro per andarmene in giro negli altri scompartimenti... sicuramente avrei incontrato persone interessanti.
Mi sono limitato ad interagire con quelli del mio e, talvolta, a scambiare due parole con qualcuno di passaggio nel corridoio.
E’ troppo lungo questo treno, pur nella sua lillipuziana, rispetto all’umanità, dimensione.
E io sono troppo pigro.
Scendo qui.
E’ la mia fermata. Anche se non so quale stazione sia.
Proseguo a piedi, va’. Così mi sgranchisco le gambe... e forse anche i neuroni.
Vi stavo raccontando una storia, che non avevo ancora finito. E lascio l’opera incompiuta.
Ma il treno non aspetta; e io voglio scendere.
Il viaggio è stato piacevole comunque.
Auguro a tutti un buon proseguimento.
Spero di avervi, se non proprio fatto ridere, almeno fatto sorridere.
Come in tutti i libri che si rispettino, perchè questo non era un blog, era un libro con tante figure, vi lascio con la quarta di copertina che ha la foto dell’autore, cioè io: Alessandro.

P.S.
Eventuali commenti, applausi, saluti, baci e abbracci, fiori, cesti natalizi... sotto la quarta di copertina. Grazie.
Ugualmente per fischi, uova marce, ortaggi, chiavi inglesi, cric...
Potete anche sputarci sopra, se volete. Tanto il monitor è il vostro.

N.B.
Per ricevere in omaggio il DVD del film “Il nome de La Rosa (Anna?)”, il cui trailer è visionabile nel post precedente, dovrete dimostrare di aver commentato puntualmente ogni singolo post di questo blog. Naturalmente farà fede la data del timbro postale sui commenti. Sono esclusi dall’iniziativa promozionale i dipendenti, i loro famigliari e gli animali domestici. Aut aut Min Conc.




permalink | inviato da il 30/11/2005 alle 13:26 | Versione per la stampa



15 novembre 2005

Commenti incommentabili ("Per aspera ad astra" - parte V)

Un cuore si chiama cuore perchè è un cuore, cioè un organo che ha la forma di un cuore, le funzioni di un cuore e, generalmente, sta dove dovrebbe stare un cuore.
Ecco, direi che in campo scientifico, e più specificatamente medico, è importante che quando il chirurgo, durante un trapianto, dice: “mi passi il cuore”, effettivamente l’assistente gli passi un cuore e non un fegato.
Con due fegati è assicurata una maggiore resistenza alle arrabbiature ma dubito che la circolazione sanguigna non ne risentirebbe.
Insomma: i nomi delle cose hanno un loro perchè. Come direbbe pure Antonio Socci.
Ora, seguo talvolta, con un certo divertimento, possono testimoniarlo gli aloni di umidi sbadigli sulla superficie del mio monitor, il dibattito su cosa sia un blog, cioè quella cosa che ha la forma di blog, le funzioni di blog e che generalmente sta dove dovrebbe stare un blog.
Esistono varie scuole di pensiero; per esempio i “quaccheri blogger”, i quali, non potendo concepire un blog privo di commenti, si interrogano incessantemente nel tentativo di dirimere l’annosa questione se il blog di Luca Sofri sia un vero blog o un falso d’autore.
Su questa questione, se un blog debba essere necessariamente commentabile, anche se non commestibile, non ho niente da aggiungere.
Io, verso i commenti, ho avuto fin dall’inizio un atteggiamento idiosincratico, che non so cosa vuol dire ma mi hanno detto che ci stava bene. 
Voglio essere onesto: verso i commenti al mio blog provo “quasi” indifferenza; la possibilità di commentare i blog altrui invece mi è gradita, eccome. 
Altrimenti non saprei proprio dove andare a depositare le mie sudate perline di saggezza o dove fare lo spurgo dei pozzi neri delle mie incazzature, scaricare il drenaggio biliare, depositare gli scarti di produzione o dove semplicemente appoggiare le gonadi troppo gonfie.
Si lo so, voi direte: “cribbio! Non esiste forse quel precetto evangelico-informatico che dice di “non fare nel blog altrui quello che non volete sia fatto nel blog vostro”?
Pazienza. Vorrà dire che brucerò all’inferno. Mai patito il caldo, io. E anche le punture non le temo.
Qualcuno dei lettori, tra i miei lettori in generale, quelli che puntualmente mi lasciano un commento, quasi sempre un complimento, potrebbe allora offendersi.
Perchè magari pensa che io non apprezzi, anzi, sono sicuro che qualcuno ha anche smesso di lasciare commenti, perchè io quasi mai rispondo, anche con un semplice grazie.
No, davvero, io in verità apprezzo, credetemi, il punto è che mi sento un po’ come l’idraulico infilato sotto il lavandino con il padrone di casa che infila anch’egli la testa sotto il lavandino, perchè gli piace guardare l’artigiano all’opera.
E commenta, man mano che la riparazione procede: “bravo, sì...ecco stringa di più quel tubo... no, no, ancora un giro... uh!... ma la chiave da 18 ce l’ha?... Che bella canapa quella guarnizione... vuole una mano?”
E, forse perchè fin dall’inizio io ho aperto un blog senza sapere cosa fosse un blog, ho pensato che agli applausi non si risponde, anche se si apprezza.
Insomma, a parte qualche altra rara eccezione, pare che io abbia voluto fare un blog al di fuori delle regole del blog. O semplicemente che io abbia deciso che un blog è come un libro, o come un film, si può commentare nel mentre, ma non lo si interrompe.
Francamente non lo so.
Per il momento lo smonto, alla faccia dei quaccheri del blog, che dicono che per essere un blog, un blog deve rispettare certe regole.
E se tutti rispettassero delle regole rigide, invalicabili, per esempio in letteratura, avremmo forse avuto quel capolavoro tra i materiali per l’edilizia che è l’Ulisse di Joyce?
Quindi ho tolto le faccine, i link, le classifiche e adesso... no, i commenti non li tolgo, ma fate finta che io non ci sia.
Nel frattempo aggiungo qui a sinistra un’avvertenza d’uso, quella che avrei dovuto mettere fin dall’inizio. Mi scusino i gentili lettori.
Va bene. Ci siamo. Adesso che il blog è nudo, senza orpelli né piselli... posso dirvi cosa penso del blog in sè. Manca poco. Anzi, di meno.

Questo articolo fa parte di un mio percorso personale di destrutturazione ristrutturante del mio essere blogger, percorso che ha nome: “per aspera ad astra”. Alla fine di tale percorso mi prefiggo lo scopo di ottenere da voi la qualifica di “il più stronzo ma intelligente parolaio a vanvera dopo Giuliano Ferrara”. Altre propedeutiche puntate potrebbero seguire in attesa della madre di tutti i post, la cui data di pubblicazione non è nemmeno lontanamente prevedibile, essendo al momento solo pura materia grigia in putrefazione nella mia scatola cranica, ma di cui posso anticiparvi il titolo: “Il blog, una cagata pazzesca!”

Parte I - Parte II - Parte III - Parte IV




permalink | inviato da il 15/11/2005 alle 18:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


sfoglia     ottobre   <<  1 | 2  >>  
 


Ultime cose
Il mio profilo





Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom